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Gli Alimenti della salute

OLTRE LE SINGOLI INFORMAZIONI

Oggi parliamo di un argomento delicato, e molto importante: ANDARE OLTRE LE SINGOLE INFORMAZIONI SULL’ALIMENTO. Soprattutto in quest’epoca dove siamo bombardati di notizie, in cui si legge online tutto il contrario di quello che dicono in tv, e viceversa. Il periodo che stiamo vivendo in questi giorni è poi l’apice di questo flusso incontrollato di informazioni.
Vorrei perciò chiarire che le proprietà degli alimenti trattati sono fornite da studi scientifici, ma questo non significa che sia sufficiente consumarli singolarmente per ottenere tutti i benefici citati, per due motivi:

  • Gli studi presi in considerazione sono gli ultimi in letteratura, ma non per questo sono quelli definitivi. Parliamo infatti di un campo in cui avere 3 mesi significa essere vecchio.
  • La classica definizione “riduce il rischio” può essere ingannevole. Bisogna sempre andare a vedere quanto fosse alto quel rischio di sviluppare quella particolare patologia. Perciò, ad esempio, NON BASTA consumare 25-30 gr di cioccolato per essere completamente al sicuro dal rischio di sviluppare qualche patologia nuerodegenerativa, purtroppo.

I post vogliono darvi un’idea dei benefici di questi alimenti, ma per ottenerli realmente, a pieno, vi deve essere ben chiaro che è la situazione nel complesso ad avere la meglio: cioè lo stile di vita. È inutile che vi beviate 1 litro d’olio d’oliva extravergine, biologico, spremuto a freddo, coltivato nelle più remote terre d’Italia, se poi fumate, o bevete 10 gin tonic il sabato sera come aperitivo, oppure passate la giornata sul divano senza muovere un muscolo. In questo caso sì, l’olio vi fa bene, ma non abbastanza!


Perciò l’invito è quello di fare vostre le informazioni riguardo agli alimenti, ma non aspettatevi grandi cambiamenti se tutto il contesto non cambia. Dovete rendervi conto che viviamo in un mondo che ci danneggia continuamente (smog, fumo, farmaci, antibiotici, alcool, STRESS), e per fortuna il nostro organismo ha grandissime potenzialità di autorigenerarsi, ma prima o poi finirà le risorse. È vostro compito prendervene cura, senza per forza diventare vegani, o crudisti, o essere dei malati del fitness che parlano solo di quello con gli amici, ma trovando la giusta via di mezzo tra il divertimento con gli amici e parenti e lo sfizio della fiorentina con una buona bottiglia di rosso.


Ricordate: il termine “dieta” significa stile di vita, e non sofferenza.

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LE GRANDI PROPRIETA’ DELL’AGLIO

L’aglio è una delle piante medicinali più comunemente usate sin dall’antichità, per via delle sue tantissime proprietà benefiche. All’inizio, infatti, veniva utilizzato esclusivamente per fini medici e solo successivamente come spezia nelle pietanze. Già nel 3000 a.C. la medicina ayurvedica sosteneva che l’aglio “rinforza il cuore e mantiene fluido il sangue”. Ad oggi tanti sono gli studi a confermarne le proprietà, segno che abbiamo ancora qualcosa da imparare dai nostri avi, che seppur privi degli strumenti moderni, erano più inclini a SENTIRE quello che il nostro corpo ci diceva, sperimentando sul campo quello che funzionava o meno (con relativi grandi errori anche).

🧨 Studi condotti sulla dieta mediterranea, che notoriamente fa uso di aglio, hanno stimano che l’uso quotidiano di due spicchi d’aglio potrebbero ridurre il rischio di patologie cardiovascolari del 25 %.

🧯 Riduce la pressione arteriosa in soggetti ipertesi.

❤️ Fluidifica il sangue – l’impiego di integratori con aglio invecchiato di 13 settimane diminuisce in modo significativo la velocità di aggregazione delle piastrine.

🍴 Riduce il rischio di tumore al colon e del carcinoma allo stomaco.

🦠 Previene le infezioni e il raffreddore, per via delle proprietà antisettiche dell’allicina.

Questi sono solo alcuni degli effetti potenziali dell’aglio, ma non tutti. Le modalità per massimizzare questi effetti non sono ancora state ben definite. Alcuni, ad esempio, sono massimi tramite l’utilizzo di integratori a base d’aglio, mentre altri con l’utilizzo di 4 spicchi al giorno.

È indubbio che siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro della natura che DEVE tornare ad essere sulla nostra tavola ogni giorno (se non dovete parlare con clienti importanti, problema presto risolto non mangiandolo a pranzo, ma a cena! E invitate caldamente il/la vostro/a compagno/a a mangiarlo con voi, poiché molte antiche testimonianze lo definiscono come un afrodisiaco naturale…).

CURIOSITA’: provate le diverse varietà di aglio presenti sul mercato, da quello rosa francese, considerato il migliore, a quello nero; oppure l’aglio fermentato!


Comprate aglio locale, oltre che per motivi ambientali, anche perché quelli presenti al supermercato sono sempre germogliati, e hanno sviluppato, oltre che la nota amara poco gradita, composti che sono difficili da digerire. Un aglio “fresco” vi sarà molto più facile da digerire, senza che vi rimanga sullo stomaco per ore.
Aiuta la digestione anche tagliarlo a fettine sottili e poi metterlo ammollo per un’oretta in acqua.


Fonti, e approfondimenti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1633578/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4366009/

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1875536419300883

https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/10408690490886700

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IL CIOCCOLATO FONDENTE

Il cioccolato deriva dal cacao, una pianta originaria dell’America meridionale ricca di minerali e antiossidanti.
È molto importante differenziare il cioccolato al latte, prodotto con burro di cacao, zucchero, latte e piccolissime quantità di cacao da quello fondente (>70%) che contiene quantità di cacao maggiori e meno zucchero.

🥦 Ricco di antiossidanti quali flavonoli e polifenoli che combattono lo stress ossidativo. È quindi utile in tutte quelle situazioni di aumentata produzione di radicali liberi, quali diabete, patologie cardiache, fumo, stress e smog.

🧨 Riduce il rischio di un attacco cardiaco
Consumarne 25 gr al giorno contribuisce infatti al controllo della pressione. Inoltre, i polifenoli e la teobromina contenuti al suo interno abbassano il livello di LDL (colesterolo cattivo) e potrebbero aumentare quello di HDL (colesterolo buono).

🤯 Migliora le prestazioni cognitive
Può aiutare anche nella prevenzione di malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer.

🍴 Ricca fonte di minerali
Soprattutto di Magnesio, Ferro e Zinco.

Tutte queste proprietà sono dovute al contenuto di cacao, perciò la raccomandazione è quella di prediligere i cioccolati con il più alto contenuto di quest’ultimo, poichè più è “fondente” meglio è. Cercate di abituarvi a mangiare cioccolati con grandi quantità di cacao e poco zucchero, prendendovi un minuto per leggere l’etichetta sul retro. Questi avranno una consistenza pastosa e molto amara, che imparerete ad amare solo col tempo. Tutti siamo stati abituati fin da bambini a mangiare la cioccolata al latte, buonissima, ma che purtroppo non ha niente di salutare. Insomma… sempre considerando l’introito calorico giornaliero e la quantità di grassi, via libera a 25-30 gr di cioccolato fondente (>80%) ogni giorno, senza sensi di colpa.

CURIOSITA’: per i più coraggiosi, vi invito a provare il “cioccolato crudo”. Si tratta sostanzialmente dello stesso prodotto MA privo della fase di tostatura (o condotta a temperature più basse di 42 gradi). In questo modo vengono mantenute a pieno le proprietà nutrienti di questa incredibile pianta. Avrà quindi maggiori contenuti di minerali, vitamine e antiossidanti, ma il sapore sarà molto diverso


Alcuni fonti per approfondire

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4 MOTIVI PER DIFFERENZIARE IL PROSCIUTTO CRUDO DOP DALLE “CARNI LAVORATE”

Nella scelta del prosciutto crudo è importante ricercare il marchio DOP (Denominazione d’Origine Protetta) poiché garantisce una filiera di qualità. Purtroppo, non qualità riguardo alla vita dei poveri animali, ma perlomeno qualità del metodo di produzione e degli INGREDIENTI utilizzati. Il prosciutto crudo DOP (di Parma e Modena), infatti, è prodotto con solo 2 ingredienti: carne e sale. Niente conservanti o altri additivi. Si tratta dunque di un cibo 100% naturale, che abbiamo ereditato dagli antichi romani.
Questa filiera di produzione conferisce al prosciutto diverse qualità positive:

🍗 Tante proteine
È composto infatti dal 25.9% di proteine, tutte di altissima qualità e ricche di amminoacidi ramificati (valina, leucina e isoleucina). Questi hanno diversi effetti che vanno dal recupero muscolare aumentato ad una minore fatica percepita durante lo sforzo fisico.

🥑 Pochi grassi (18.9%, analogo ad una brioche alla crema; la metà di una burrata o delle costolette di agnello) e la maggior parte di QUALITA’: il prosciutto ha un elevato contenuto di acidi grassi insaturi (64.9%), i grassi buoni che fanno bene alla salute, in particolare l’acido oleico (45.8%). Questo è un grasso monoinsaturo tipico dell’olio d’oliva, di cui conosciamo già le proprietà (in parte dovute appunto a questo grasso).

🥦 Fonte di vitamine, in particolare quelle del gruppo B, e di minerali, in particolare di Ferro.

🧨 Altamente digeribile
Perfetto per bambini, anziani, sportivi e persone con problemi digestivi. È infatti un ottimo spuntino pre-allenamento (da consumare almeno 2h prima).

Il nostro prosciutto crudo (come quello spagnolo) è dunque l’unica “carne lavorata” che può essere consumata tranquillamente all’interno di una dieta equilibrata, poiché fonte di proteine, sali minerali, vitamine e grassi salutari. Per intenderci: carni in scatola, hot dog e salumi sono alcuni esempi di carni trattate, considerate cancerogene per l’uomo dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Il prosciutto italiano DOP, fatto con solo due ingredienti, non andrebbe considerato all’interno di questa grande fetta che viene additata come pericolosa, il cui consumo è del tutto sconsigliato all’interno di una dieta sana.

Non fraintendiamoci, questo non ci giustifica a mangiarne 3 etti al giorno, ma una giusta porzione, 40 gr ogni 3-4 giorni circa, sempre tenendo conto di possibili controindicazioni per via dell’alto contenuto di sale, è più che concessa!

Fonti: consorzio del prosciutto di Parma

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5 BUONI MOTIVI PER BERE BIRRA

👩‍🦳 Riduce il rischio di demenza
Uno studio condotto dal Central Institute of Mental Health in Mannheim ha condotto uno studio su 3,203 persone oltre i 75 anni, per 3 anni. Gli individui che hanno bevuto 1 pinta e mezzo o 2, al giorno, sono risultati avere un rischio di demenza ridotto del 60%, e una riduzione dell’87% del rischio di sviluppare l’Alzheimer.

💊 Contribuisce alla riduzione del rischio cardiovascolare, al pari del vino
Il luppolo, utilizzato nella produzione di birra, contiene fenoli bioattivi particolarmente importanti come ad esempio il flavonoide Xantumolo. Questo, della stessa famiglia del resveratrolo, ha importanti proprietà antiossidanti, che potrebbero spiegare la riduzione del 25% del rischio di morte per cause cardiovascolari dovuto al moderato consumo di birra. Al contrario, ad esempio, di gin e vodka i quali non contengono polifenoli e perciò non hanno questo effetto.

🦠 Ricca di probiotici
Essendo un prodotto fermentato è ricco di questi piccoli atteri che contribuiscono a mantenere in salute il nostro intestino, uccidendo i batteri pericolosi per la nostra salute. Ne sono particolarmente (ma non unicamente) ricche le birre belghe forti.

🏄‍♂️ È un buon integratore post allenamento (leggero)
Si tratta infatti di un’ottima bevanda isotonica, perfetta per reintegrare liquidi dopo un’attività fisica moderata. È fonte anche di magnesio, vitamina B, e potassio.

😴 Concilia il sonno
Contiene acido nicotinico e lattoflavina responsabili dell’effetto di “sonnolenza” percepito dopo aver bevuto una mezza pinta. Perciò, la prossima volta che non riuscite a dormire abbandonate strani rimedi, o costosi integratori, bevetevi una birra!

🥳🥳 Perciò, a meno di controindicazioni specifiche, non sentitevi in colpa a bervi una birretta ogni tanto (se siete in salute), VI FA BENE!! 🍻🍻

ATTENZIONE: Ovviamente va limitato il suo consumo, a 1-2 birre medie al giorno, preferibilmente artigianali (per limitare la quantità di additivi chimici al suo interno). Queste quantità sono infatti quelle testate negli studi, che consentono di ottenere la maggior parte dei benefici minimizzando i rischi (dovuti al contenuto di alcool).

P.s. Questo articolo non invita assolutamente ad iniziare a fare uso di bevande alcoliche se queste non sono mai state consumate, oppure vietate dal proprio medico o specialista di fiducia.


Fonti: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0939475316300047https://www.mdpi.com/2072-6643/11/4/909/htm

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OLIO D’OLIVA: un functional food naturale

Con functional food intendiamo un alimento funzionale, cioè naturalmente ricco di sostanze con proprietà benefiche naturali che svolgono un’azione preventiva sulla salute. Nell’antichità veniva definito come “una sostanza tra l’alimento e il medicinale”. Le sue proprietà benefiche, dovute sia alla componente lipidica che a quella fenolica, sono davvero tantissime. Per i più curiosi le molecole responsabili di tutte le proprietà elencate sono: acido oleico, squalene, idrossitirosolo e derivati, oleuropeina e derivati.

  1. Protegge nel caso di ulcera gastroduodenale
  2. Favorisce lo svuotamento della cistifellea e previene la formazione di calcoli
  3. Corregge la stipsi cronica
  4. 23 gr/die (circa 3 cucchiai) riducono il rischio di malattie cardiovascolari
  5. Funge da potente antiinfiammatorio
  6. Protegge il colesterolo cattivo (LDL) dall’ossidazione. Ostacolando così l’accumulo della placca aterosclerotica nelle pareti dei vasi sanguigni.
  7. Mantiene i livelli di glicemia post-prandiale stabili poiché favorisce ceppi batterici intestinali specifici. Ha dunque un effetto diretto sulla salute intestinale, e di conseguenza su tanti meccanismi metabolici, primo tra tutti il controllo della glicemia.

CURIOSITA’: Seppur dal 2011 sia possibile addizionare alle etichette dell’olio EVO alcuni claims salutistici (SOLO IN QUESTO PRODOTTO, in nessun altro!!!), quasi nessun produttore lo fa: questo perché́ l’autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha imposto delle concentrazioni minime che devono essere riscontrabili attraverso apposite analisi, dal momento di imbottigliamento fino alla data di scadenza (18 mesi dopo). Essendo le sostanze responsabili (idrossitirosolo e derivati) abbastanza instabili, in quanto si ossidano, non potranno mai essere ritrovate nelle stesse concentrazioni iniziali, pertanto il produttore si tutela.


Per essere sicuri di ottenere tutti questi benefici bisogna però adottare alcuni accorgimenti:

– Primo tra tutti (al supermercato) il prezzo: spendete almeno 7-8 euro a bottiglia (750 ml) se potete. So che può sembrare molto ma ne va della vostra salute.- Il sapore deve essere amaro e pungente (segno che l’olio è ricco delle sostanze utili al vostro organismo).

– Ricercate sempre le diciture “extra vergine” e “prima spremitura a freddo”.- Preferite sempre un olio DOP (sinonimo di qualità).

– Conservatelo in maniera corretta: al riparo dalla luce e dalle fonti di calore (Es. se la bottiglia è trasparente, avvolgetela nella carta stagnola). Altrimenti tutte le sostanze positive verranno velocemente perse.

– Consumatelo a freddoPer non perdere un’ora a leggere le etichette (che non scrivono tutto quello che ci serve) meglio affidarsi a un produttore di fiducia o a classifiche come questa: https://www.wikonsumer.org/classifica-miglior/olio-extravergine

In sostanza: abbondate con l’olio d’oliva (2-3 cucchiai sia a pranzo che a cena, come fonte principale di grassi) e godetevi tutte le sue fantastiche proprietà OGNI GIORNO.
NON FA INGRASSARE!!

Qui 3 link alla ricerca scientifica svolta a riguardo delle sue tantissime proprietà benefiche:

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MEGLIO LO ZUCCHERO O I DOLCIFICANTI?

Il comune “zucchero” da tavola è una semplice molecola chiamata saccarosio, formata dall’unione di glucosio e fruttosio. Non mi dilungherò su questo argomento in quanto tutti già sappiamo che non dobbiamo abusarne (meno se ne mangia meglio è).

I dolcificanti sono solitamente sostanze prive di calorie ma che hanno un potere dolcificante ben superiore a quello del saccarosio. Hanno perciò un largo uso sia nel privato che nelle industrie alimentari poiché permettono alle persone in dimagrimento di non rinunciare allo “sfizio” del dolce..e per fortuna che erano stati messi in commercio per le persone diabetiche!

Per ogni dolcificante in commercio la FDA (Food and Drug Administration) pone dei limiti sicuri del loro utilizzo. Cioè per ogni dolcificante c’è una specifica quantità da non superare per minimizzare i rischi.

Fanno parte dei dolcificanti: fruttosio, acesulfame k, stevia, aspartame (dietor), sucralosio, eritritolo. Queste molecole non hanno niente di magico se non che hanno una particolare forma chimica che si lega ai recettori del dolce all’interno della nostra bocca, inducendo gli stessi step metabolici che avrebbe indotto lo zucchero, però senza calorie. Sostanzialmente illudono il nostro cervello, e questo viene ad essere un meccanismo critico.

Le ultime evidenze (non per questo definitive, si tratta infatti di un argomento estremamente discusso in letteratura) evidenziano infatti che gli edulcoranti in realtà conducono alle stesse modificazioni fisiologiche indotte dagli zuccheri: alzano la glicemia, e alterano i meccanismi energetici. Questi effetti sono molto probabilmente dovuti all’alterazione della flora intestinale, che viene ad essere quasi sempre modificata con il consumo di queste sostanze dolcificanti. Inoltre, il loro consumo induce un meccanismo subdolo a livello del nostro cervello: questo infatti elabora lo stimolo del dolce, ma gli viene a mancare la componente calorica. Perciò si innescano una serie di processi che inducono a cercare calorie nelle ore/giorni/mesi successivi. La glicemia però in tutto questo si alza comunque!! E il nostro cervello si abitua a sapori sempre più dolci.

Attenzione anche al fruttosio: la sua somministrazione, anche per brevi periodi (1 settimana), induce ad aumento di trigliceridi e colesterolo LDL.

Un loro abuso prolungato e costante perciò è fortemente sconsigliato. Non per questo vanno totalmente eliminati: se proprio non si riesce a fare a meno del sapore dolce allora un poco di dolcificante può essere una buona scelta. Ma dobbiamo abituarci piano piano a sapori dolci sempre meno intensi, lasciando il loro consumo a situazioni speciali ed eccezionali (feste di compleanno, una cena romantica, lo sfizio della vacanza).

Qui alcuni riferimenti alla ricerca scientifica:

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1043276013000878

https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/17446651.2020.1740588

https://academic.oup.com/nutritionreviews/advance-article-abstract/doi/10.1093/nutrit/nuz099/5739345

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LA VITAMINA C

La vitamina C svolge diversi ruoli nell’organismo, tutti dovuti al suo meccanismo d’azione: è un fortissimo antiossidante. Con il termine vitamina C infatti indichiamo una serie di composti che hanno azione fisiologica similare a quella dell’acido ascorbico, composto idrosolubile, che ha un’elevata capacità di donare un elettrone (cioè di ossidarsi) ad altre sostanze.

– Il suo ruolo principale è quello di contribuire alla formazione di cartilagine, perciò fondamentale per ossa, articolazioni e vasi sanguigni. Ad esempio, le gengive sanguinanti potrebbero essere un tipico segno di una sua carenza (la presenza di questo sintomo non è però sufficiente DA SOLO a diagnosticarne una carenza).

– Partecipa alla sintesi di Carnitina, un metabolita di primaria importanza nel trasporto di acidi grassi all’interno dei mitocondri (la nostra centrale energetica), facilitando così l’utilizzo dei grassi a scopo energetico.

– Molto importante viene ad essere il suo ruolo nel metabolismo del ferro: infatti ne facilita l’assorbimento a livello intestinale e aumenta la sua biodisponibilità intracellulare. Motivo per cui è buona abitudine, in caso di carenza di ferro specialmente, condire le verdure e le carni con limone (la fonte di vitamina di C più famosa).

È diventata particolarmente famosa per il suo ruolo di supporto al sistema immunitario: questo è vero, in quanto facilita il lavoro dei neutrofili (i globuli bianchi più numerosi), e stimola anche la produzione di alcune molecole (interferone) che contrastano l’attacco di alcuni patogeni. Gli studi condotti a riguardo però mostrano come l’uso di vitamina C sia utile in questo senso solo se assunta per lunghi periodi (mesi), in presenza di un’accertata carenza, o in periodi di forte stress psico-fisico (atleti di alto livello). La sua assunzione spropositata, nei 3 giorni di un comune raffreddore è perciò del tutto superflua e inutile.Quello che è utile invece è assumere quotidianamente alimenti che ne sono ricchi.

In generale ci riferiamo a tutta la frutta e verdura, in particolare:
– Succo d’uva (300 mg per 100 gr)
– Ribes (200 mg per 100 gr)
– Peperoni (160 mg per 100 gr)
– Rucola
– Broccoli
– Kiwi (85 mg per 100 gr)
– Fragole
– Spinaci
– Arance (50 mg per 100 gr)
– Limoni (50 mg per 100 gr)
Gli alimenti sono in ordine, dal più ricco, al meno ricco. Come possiamo notare i due alimenti forse più famosi per il loro contenuto di vitamina C sono in fondo. Iniziamo dunque a privilegiare gli alimenti giusti e forse non avremo più bisogno di buttare soldi in costosi integratori, e corpo e portafoglio ci ringrazieranno.

Perciò, se siamo in salute e in assenza di particolari fattori di stress, ci è sufficiente integrare questi alimenti nella nostra routine quotidiana, per avere già tutti gli effetti benefici di questa vitamina.

Di estrema importanza è il consumo di questi alimenti freschi, in quanto la conservazione ne diminuisce drasticamente il contenuto, fino a dimezzarlo in alcuni casi. Anche la cottura sortisce lo stesso effetto, la bollitura in particolare risulta essere il metodo essendo la vitamina C una vitamina solubile e di conseguenza ne viene persa in grandi quantità nell’acqua di cottura. È inoltre una vitamina termosensibile, che viene degradata con le alte temperature, soprattutto in presenza di acqua, quindi aggiungere limone ad acqua troppo calda non è il metodo migliore per assumerla.

Nel nostro paese l’assunzione raccomandata di vitamina C è di 90 mg/die per i maschi e di 70 mg/die per le donne. Parliamo dunque di 1-2 kiwi al giorno, 1/2 peperone, 2 limoni interi, 2 arance. Su questi ultimi due alimenti diventa rilevante il problema della loro provenienza, spesso infatti arrivano da posti lontani e vengono precedentemente surgelati, perciò il loro contenuto vitaminico, già non molto alto, viene ulteriormente diminuito. Se vengono spremuti vanno consumati nel minor tempo possibile (30 min è un tempo indicativo, buono da tenere come riferimento).

Voglio sottolineare il fatto che gli studi presenti che le attribuiscono effetti eclatanti (come ad esempio aiutare nella terapia antitumorale) si riferiscono sempre a somministrazioni elevatissime (si parla di grammi, e non milligrammi) direttamente nella circolazione sanguigna. Ricordiamoci che madre natura ci ha fornito tutto ciò di cui abbiamo bisogno, senza necessità di spendere tanti soldi in integratori per ogni singolo componente benefico presente negli alimenti. Il kiwi, la rucola, le fragole, l’arancia, il limone non sono alimenti che fanno bene esclusivamente per il contenuto di vitamina C, ma di questo parleremo in seguito..

ATTENZIONE: un consumo smodato (specialmente sopra i 500 mg/die), continuativo, e in assenza di particolari fabbisogni aumentati, potrebbe facilitare l’insorgere di calcoli renali (il suo metabolismo di escrezione viene a formare acido ossalico).
Un suo abuso (sopra i 3 gr/die) potrebbe anche portare a disturbi intestinali come crampi e diarrea.

CURIOSITA’: Il famoso E300, utilizzato come conservante in moltissimi alimenti, non è altro che il nostro buon vecchio acido ascorbico.

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5 MOTIVI PER MANGIARE LE NOCI

🍞Povere di carboidrati ma ricche di nutrienti
Sono infatti ricchissime di vitamine (B1, B2, B6, B12), minerali (rame, manganese, calcio, fosforo, zinco, ferro), omega-3, omega-6 e fibre.
La loro forma ricorda quella del nostro cervello, infatti sono ottime per potenziare le capacità cognitive!

🥦 Contengono i livelli più alti di antiossidanti tra la frutta secca (pistacchi, mandorle, nocciole, anacardi)
Questi sono rappresentati principalmente da vitamina E, acido ellagico, ellagitannini e polifenoli. Gli antiossidanti sono estremamente importanti per aumentare le difese del corpo contro lo stress di varia natura: smog, fumo, stress psico-fisico, invecchiamento.
Alcuni studi preliminari dimostrano la loro efficacia nell’abbassare i livelli di LDL ossidate, ovvero il colesterolo “cattivo” responsabile della formazione della placca aterosclerotica a livello dei vasi sanguigni.

🐟 Fonte di omega-3
Sono anche, tra la frutta secca, la più grande fonte di omega-3 (in particolare il cosiddetto acido alfalinolenico, ALA). Infatti, ne forniscono 2.5 gr ogni 28 gr di noci consumate (circa 7 noci). Questi 2.5 gr rappresentano il nostro fabbisogno giornaliero di ALA (considerando un fabbisogno di 2.000 kcal/die).

🔥 Riducono l’infiammazione
Ricordiamoci che l’infiammazione è molto spesso la base di molte patologie estremamente comuni come: disturbi cardiaci, diabete di tipo 2, Alzheimer, osteoporosi, psoriasi, disbiosi intestinale. I polifenoli aiutano nella lotta allo stress ossidativo e all’infiammazione.

🦠 Fanno bene al nostro intestino
A livello intestinale aumentano il numero di microrganismi (batteri) benefici per la nostra salute (Bifidobacteria e Firmicutes), i quali producono particolari sostanze antiinfiammatorie chiamate anche SCFAs (Short Chain Fatty Acids, quali butirrato, propionato, acetato). Allo stesso tempo riducono il numero di batteri dannosi come il Clostridium. Consumare noci aiuta a mantenere un buon equilibrio tra batteri buoni e cattivi a livello intestinale, la centrale della nostra salute.


Ecco perché è buona abitudine consumare ogni giorno almeno 3-4 noci.


Questi sono solo alcuni dei benefici principali, per ulteriori approfondimenti allego alcuni link alla letteratura scientifica:

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PEPERONCINO: il grande medico

Questo prezioso alimento, chiamato anche nell’antichità “il grande medico”, appartiene alla stessa famiglia del peperone, della melanzana e della patata. Con questi ultimi due condivide poco, mentre col peperone condivide tantissime proprietà benefiche, di cui però parleremo in futuro. Per ora concentriamoci sulle proprietà del peperoncino dovute al suo singolare contenuto di capsaicina, la molecola responsabile della sensazione di piccante in bocca (più è piccante e più capsaicina è presente).

💊 Fa bene allo stomaco
Iniziamo il post sfatando il più grande mito, purtroppo ancora molto diffuso, sul peperoncino. Non brucia lo stomaco né tantomeno l’intestino.Infatti, il suo bruciare in bocca è da secoli associato ad un conseguente bruciore interno. Ebbene no, affatto, tutto l’opposto: questo prezioso alimento ha diverse azioni analgesiche per lo stomaco poiché stimola la produzione di muco e diverse altre sostanze che hanno un’azione protettiva delle pareti. Inoltre, ne favorisce le funzioni fisiologiche.

👨‍⚕️ È un toccasana per diverse condizioni
La capsaicina è in grado di dare sollievo a mal di gola, febbre, sintomi influenzali, migliorare la circolazione, specialmente nelle mani fredde e dare sollievo anche dopo una serata in cui si è esagerato con l’alcool.
Agisce sul dolore, è infatti un antidolorifico poiché aumenta la secrezione di somatostatina (un ormone dalle molte proprietà).

🛡 Aumenta la salivazione e il contenuto di IgA al suo interno
Le IgA non sono altro che gli anticorpi presenti nella saliva. Il peperoncino perciò, stimolandone la produzione, agisce come un vero e proprio antisettico locale, prevenendo infezioni alle gengive, ai denti, nonché a tutto il tratto digerente fino allo stomaco e alle vie respiratorie.

🧨 Aumenta il dispendio energetico e ostacola l’accumulo di grasso
Tant’è infatti che si inizia a sentire caldo e sudare come effetto dell’aumentato (seppur provvisorio sfortunatamente) dispendio energetico interno… però ahimè, non basta questo a farvi dimagrire.

🍊 È ricco di vitamina A, vitamina C e vitamina E
Tre composti che contribuiscono fortemente alla sua azione antiossidante. È quindi ottimo per tutte quelle situazioni di aumentato stress ossidativo (fumo, alcool, stress, smog, allenamento intenso).

🔥 È infine un potente antiinfiammatorio contro l’artrite e la psoriasi.

Fonti:
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/fsn3.790

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1991790217301320